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Papato, impero e università negli scritti di Alessandro di Roes (1281-1288)

digital Papato, impero e università negli scritti di Alessandro di Roes (1281-1288)
Articolo
rivista RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA
fascicolo RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA - 2011 - 2
titolo Papato, impero e università negli scritti di Alessandro di Roes (1281-1288)
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 02-2011
issn 00356557 (stampa) | 1827790X (digitale)
€ 6,00

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

Scritte principalmente in Italia e databili agli anni ’80 del XIII secolo, le opere del pubblicista renano Alessandro di Roes sono state per lo più interpretate come l’espressione di una concezione ingenua e politicamente conservatrice, mirante a difendere l’universalità e la germanicità dell’imperium. L’obiettivo di questo saggio è quello di meglio contestualizzare tale apologia all’interno della più generale concezione che Alessandro sviluppa dell’ordine del mondo voluto da Dio. Attraverso il ricorso ad argomenti storico-leggendari e la determinazione di precisi criteri etnologici e funzionali, il Roes delinea l’immagine di una cristianità retta da tre «principatus» – il sacerdotium, il regnum, lo studium – affi dati rispettivamente da Dio ai romani-italiani, ai tedeschi e ai francesi. Dalla loro azione concorde e dal reciproco rispetto delle loro competenze dipendono le sorti della «res publica fi dei christiane», la Chiesa. Nell’ottica di questo schema improntato alla complementarità, una Francia che benefi ciasse di una nuova translatio imperii – eventualità, secondo Alessandro, da molti auspicata – non lederebbe tanto le prerogative germaniche, quanto il «debitus et necessarius ordo», nella cornice del quale ciascun popolo deve attenersi ai compiti che gli sono stati assegnati sulla base della sua attitudine a svolgerli, pena il crollo dell’intera «domus Dei». È di questa casa, più che di un impero tedesco, che Alessandro di Roes si fa appassionato zelatore nei suoi testi.

The works of the German publicist Alexander of Roes – principally written in Italy and all datable to the 1280s – have traditionally been considered by historians as an ingenuous expression of political conservatism aimed at guarding the universal and German character of the imperium. The purpose of this essay is to contextualise this apology in Alexander’s wider view of the divinely willed order of the world. Alexander outlines the picture of a Christendom ruled by three «principatus » – sacerdotium, regnum, studium – assigned by God to Romans-Italians, Germans and French respectively. The welfare of the «res publica fi dei christiane», the Church, depends on their concordant action and on the mutual respect of their discrete functions. This pattern rests on complementarity, so if France gained the imperium – an actual danger, according to Alexander – it would not damage the German prerogatives, but rather the «debitus et necessarius ordo» in which every people must keep to its peculiar mission. Alexander, then, is concerned with the whole «domus Dei», not only with a part of it.