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RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA - 2011 - 2

digital RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA - 2011 - 2
Fascicolo digitale
rivista RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA
fascicolo 2 - 2011
titolo RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA - 2011 - 2
editore Vita e Pensiero
formato Fascicolo digitale | Pdf

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Sommario

Nuovi frammenti di testi esegetici e canonistici nella Biblioteca Comunale di Trento
di Donatella Frioli pagine: 16 € 6,00
Abstract
Varie strutture bibliotecarie di Trento conservano frammenti di manoscritti medievali e alcuni di essi si segnalano per peculiarità grafi che e/o testuali. Il contributo esamina due lacerti, entrambi conservati presso la Biblioteca comunale. Il primo – databile al sec. VIII ex. – conserva stralci della Glosa psalmorum ex traditione seniorum, commento al salterio di ignota paternità, dalla rarefatta tradizione manoscritta. L’originario testimone può forse ricondursi a uno scriptorium bavarese. Il secondo frammento – rappresentato da un bifoglio – veicola escerti di opere canonistiche, e precisamente i canoni 16-19 del Concilio niceno primo e gli statuti [9]-25 degli Statuta ecclesiae antiqua. Esso può datarsi al tardo sec. IX e forse è stato vergato in un’offi cina dell’Italia nord-orientale.

Many fragments from medieval manuscripts are preserved in the libraries of Trent and some of them are very interesting for their palaeographical or/and textual characteristics. The essay takes into exam two of these manuscripts, both from the Biblioteca comunale. One, dating from the VIII th ex. century, contains few lines of the Glosa psalmorum ex traditione seniorum, an ancient, anonymous commentary on the salterium whose manuscript tradition is very poor. This manuscript may have been produced in a bavarian scriptorium. The other, a bifolium, preserves canonical texts (the canons 16-19 of the Council of Nicea I and the statutes [9]-25 of the text entitled Statuta ecclesiae antiqua), and may have been written in the IXth century in a scriptorium of east-northern Italy.
Il monachesimo benedettino nella diocesi di Pisa dalle prime attestazioni al XIII secolo
di Maria Luisa Ceccarelli Lemut, Stefano Sodi pagine: 30 € 6,00
Abstract
Dopo uno sguardo generale alle fasi del monachesimo toscano medievale, gli autori concentrano la loro attenzione su quei monasteri benedettini della diocesi di Pisa rimasti indipendenti fi no al XIII secolo. Si trattava di dodici monasteri, di cui quattro femminili, su un totale di venti, sorti durante quella vera e propria esplosione monastica che caratterizzò la Toscana (e non solo) dall’ultimo trentennio del X secolo fi no al primo quarto del XII. La maggior parte dei cenobi maschili scomparve tra il XIV e il XV secolo: il passaggio ad altri ordini garantì la sopravvivenza solo di due di essi. Maggiore longevità caratterizzò i monasteri femminili, dipendenti dall’ordinario diocesano e con forti legami con la famiglia fondatrice, tanto che due di essi raggiunsero addirittura gli inizi del XIX secolo. Il quadro qui delineato s’inserisce nella tendenza generale del monachesimo benedettino italiano, in cui l’autonomia non solo non garantì il successo ma portò ad un progressivo depauperamento degli enti monastici.

After they considered the general development of the Tuscan monasticism, the authors focus their attention on twelve Benedictine abbeys (four of them were nunneries) of the diocese of Pisa, which were independent until the XIII century. They were established during the big monastic explosion, which took place, not only in Tuscany but generally in Italy, since the last three decades of the X century until the fi rst quarter of the XII. Most of these monasteries disappeared within the XIV or the XV century: only two survived, because they adopted a different religious rule. As they were subjected to the bishop and tightly bound to founder’s family, nunneries were able to live longer and two of them reached even the beginning of the XIX century. This framework fi ts in the general development of the Italian Benedictine monasticism, whose independence not only does not ensure its success but gave rise to a spiritual and temporal decline of the monastic communities.
Papato, impero e università negli scritti di Alessandro di Roes (1281-1288)
di Alfredo Pasquetti pagine: 65 € 6,00
Abstract
Scritte principalmente in Italia e databili agli anni ’80 del XIII secolo, le opere del pubblicista renano Alessandro di Roes sono state per lo più interpretate come l’espressione di una concezione ingenua e politicamente conservatrice, mirante a difendere l’universalità e la germanicità dell’imperium. L’obiettivo di questo saggio è quello di meglio contestualizzare tale apologia all’interno della più generale concezione che Alessandro sviluppa dell’ordine del mondo voluto da Dio. Attraverso il ricorso ad argomenti storico-leggendari e la determinazione di precisi criteri etnologici e funzionali, il Roes delinea l’immagine di una cristianità retta da tre «principatus» – il sacerdotium, il regnum, lo studium – affi dati rispettivamente da Dio ai romani-italiani, ai tedeschi e ai francesi. Dalla loro azione concorde e dal reciproco rispetto delle loro competenze dipendono le sorti della «res publica fi dei christiane», la Chiesa. Nell’ottica di questo schema improntato alla complementarità, una Francia che benefi ciasse di una nuova translatio imperii – eventualità, secondo Alessandro, da molti auspicata – non lederebbe tanto le prerogative germaniche, quanto il «debitus et necessarius ordo», nella cornice del quale ciascun popolo deve attenersi ai compiti che gli sono stati assegnati sulla base della sua attitudine a svolgerli, pena il crollo dell’intera «domus Dei». È di questa casa, più che di un impero tedesco, che Alessandro di Roes si fa appassionato zelatore nei suoi testi.

The works of the German publicist Alexander of Roes – principally written in Italy and all datable to the 1280s – have traditionally been considered by historians as an ingenuous expression of political conservatism aimed at guarding the universal and German character of the imperium. The purpose of this essay is to contextualise this apology in Alexander’s wider view of the divinely willed order of the world. Alexander outlines the picture of a Christendom ruled by three «principatus » – sacerdotium, regnum, studium – assigned by God to Romans-Italians, Germans and French respectively. The welfare of the «res publica fi dei christiane», the Church, depends on their concordant action and on the mutual respect of their discrete functions. This pattern rests on complementarity, so if France gained the imperium – an actual danger, according to Alexander – it would not damage the German prerogatives, but rather the «debitus et necessarius ordo» in which every people must keep to its peculiar mission. Alexander, then, is concerned with the whole «domus Dei», not only with a part of it.
L’affetto di Eugenio IV. Riforma e anatomia di un Capitolo cattedrale (Padova, 1430-1439)
di Matteo Melchiorre pagine: 42 € 6,00
Abstract
Dopo la conquista veneziana di Padova, 17 novembre 1405, il locale Capitolo cattedrale piombò nel caos totale. L’offerta liturgica era ridotta, la cattedrale stessa fatiscente, i poteri e i diritti del Capitolo compromessi e i canonici padovani furono rimpiazzati entro il 1410 con canonici principalmente imposti dai conquistatori veneziani. La condotta dei canonici non era ineccepibile, e il complesso e bilanciato meccanismo di Capitolo e cattedrale subì un’involuzione che toccò il suo punto più basso intorno al 1420-1430. In un periodo caratterizzato da eventi internazionali quali i concili di Basilea, Ferrara e Firenze e da problemi locali quali l’esplosione di congiure antiveneziane e l’infi erire della peste, il vescovo veneziano di Padova Pietro Donà, d’intesa con i canonici e con il papa veneziano Eugenio IV Condulmer, mise mano a una radicale riforma del Capitolo cattedrale di Padova. Queste innovazioni, duramente discusse negli anni Trenta del secolo, confl uirono nel 1439 in una bolla, sottoscritta da Eugenio IV, nota come Ex Apostolice. Essa rappresentò la sintesi normativa di una laboriosa decade di riforme e la chiave istituzionale per un “nuovo” Capitolo cattedrale. La meticolosa descrizione anatomica del Capitolo padovano offerta dalla Ex apostolice rimarrà valida almeno sino al concilio di Trento e darà stabilità al consesso canonicale nei secoli successivi. In Appendice è pubblicato criticamente l’importante documento pontifi cio, sinora inedito.

After the Venetian conquest of Padua on 17 November 1405, the local cathedral Chapter sank into total chaos. The liturgical celebrations were reduced, the cathedral itself was crumbling, the chapter’s powers and rights were compromised, and the Paduan canons were replaced by 1410 with canons imposed mainly by the Venetian conquerors. The canons’ conduct was not unexceptionable and the complex balancing mechanism of Chapter and cathedral experienced an involution which reached its nadir only around 1420-1430. In a period marked by such international events as the Council of Basel-Ferrara-Florence, by such local problems as the explosion of anti- Venetian conspiracies and the spread of plague, Pietro Donà, the Venetian bishop of Padua, in accord with the canons and with the Venetian pope Eugenius IV Condulmer, tackled a wide-ranging reform of Padua’s cathedral Chapter. These innovations, hardly discussed during the 1430’s, led already in 1439 to a bull undersigned by Eugenius IV, known as Ex apostolice. It represented the normative synthesis of a laborious reformist decade and the institutional key for a “new” cathedral Chapter. The meticulous anatomical description of Paduan Chapter, provided by Ex apostolice, will remain valid at least until the Council of Trent and will give stability to Padua’s cathedral Chapter over the following centuries. The important pontifi cal document, hitherto unpublished, is edited critically in Appendix.
Un «onorevole esilio». L’atteggiamento dei vescovi piemontesi dell’arcidiocesi di Arborea nel XVIII secolo
di Paolo Cozzo pagine: 9 € 6,00
Abstract
Nel 1720, quando assunsero il controllo della Sardegna, i Savoia avviarono una politica di sistematica occupazione dei posti di governo assegnati in gran parte ai loro sudditi di Terraferma. Ciò si verifi cò anche nelle nomine vescovili, attraverso le quali la corte di Torino cercò di consolidare il nuovo ordine venutosi a creare nell’isola. Anche l’arcidiocesi di Oristano seguì questa logica e, a partire dalla metà del XVIII secolo, tutti i suoi arcivescovi furono reclutati nelle fi la del clero subalpino o savoiardo. Dalla maggior parte di questi presuli, nati e cresciuti in ambienti geografi camente e culturalmente assai lontani da quelli nei quali furono inviati a svolgere l’uffi cio episcopale, la guida della Chiesa di Oristano venne vissuta come un “esilio”, sia pur “onorevole”, loro imposto dalla politica sabauda.

In 1720, when the House of Savoy assumed the control of Sardinia, it started a politics of systematic occupation of the places of government that granted most of the charges to their subjects from Piedmont. This also happened with reference to the Episcopal appointments, through which the court of Turin tried to consolidate the new order developed into the island. Also the archdiocese of Oristano followed this logic and, from the half of the XVIII century, all of its archbishops were recruited in the subalpine or Savoyard clergy. The greatest part of these prelates, born and grown in environments geographically and culturally really distant from those in which they had to carry out their Episcopal service, lived the guide of the Church of Oristano as an “exile”, even though “honorable”; an exile that was imposed on them by the Sabaudian politics.
Roma e Utrecht: dal dissidio alla rottura (XVIII-XIX sec.). Appunti per una rilettura storiografica
di Pietro Stella pagine: 14 € 6,00
Abstract
Nel 1723 il clero della cattedrale del vicariato apostolico di Utrecht elesse un vescovo e lo fece consacrare senza l’autorizzazione romana. Da quella data si susseguirono una serie di brevi di condanna, ma anche di tentativi di accordo, documentati dalle carte dell’archivio del Sant’Uffi zio. Nei pronunciamenti del Magistero non appare però che quello utrettino fosse considerato uno “scisma” nel senso rigoroso del termine. La rottura si consumò durante il periodo di Leone XIII, quando la Chiesa di Utrecht si unì ai veterocattolici.

In 1723, the clergy of the cathedral of Utrecht’s apostolic vicariate elected and consecrated a bishop without the authorization of Rome. Since that time, it followed a series of sentencing papal Briefs, but also of attempts for an agreement, duly registered by documents kept in the Holy Offi ce’s archives. In the papal pronouncements, anyway, it doesn’t seem that Utrecht’s behaviour was considered rigorously a “schism”. The fi nal break was consummated during the reign of Leo XIII, when the Church of Utrecht joined the Old Catholic Church.
Il ruolo del Papato nelle idee e nella missione diplomatica di Antonio Rosmini (1848)
di Luciano Malusa pagine: 26 € 6,00
Abstract
Nel corso degli anni 1848-1849 Antonio Rosmini-Serbati elaborò alcune idee rilevanti sul ruolo del papato, al fi ne di favorire un nuovo assetto politico per l’Italia. La sua teorizzazione fu stimolata dalle aspirazioni all’indipendenza ed all’unità nazionale che il fi losofo espresse nel periodo tra il 1846 ed il 1849. Durante un periodo piuttosto breve, dall’agosto all’ottobre 1848, Rosmini fece un’esperienza di trattative diplomatiche uffi ciali ad altissimo livello, in Roma: egli poté affrontare vari problemi relativi al papato universale, ed al ruolo del principato ecclesiastico nei confronti delle aspirazioni degli italiani. Mediante un accordo tra gli Stati Rosmini sperava di porre in atto in breve tempo una Confederazione italiana, con capitale in Roma, gestita da una Giunta nazionale. Il papa sarebbe stato il presidente della Confederazione, ma la Giunta avrebbe preso le decisioni per tutti gli Stati, anche relativamente alla guerra per l’indipendenza nazionale, nel nome quindi e per conto del papa come capo dello Stato pontifi cio. Con questo progetto, che cadde per molteplici motivazioni, ma che rimase la prospettiva più realistica per il raggiungimento dell’unità presentata in quel periodo, Rosmini intendeva preservare, trasformandolo radicalmente, il potere temporale dei papi, rendendolo consono all’unifi cazione politica dell’Italia.

In 1848-1849, Antonio Rosmini-Serbati conceived some important ideas on the role of the papacy, in order to promote a new political structure in Italy. His theory was stimulated by the aspirations to independence and national unity that the philoso pher expressed in the period between 1846 and 1849. During a rather short period, since August till October 1848, Rosmini gained experience in offi cial diplomatic negotiations at the highest level in Rome: he was able to address various issues related to universal papacy, and to the role of the ecclesiastical principality towards the aspirations of the Italians. Through an agreement between the States, Rosmini hoped to realize in a short time an Italian Confederation, with Rome as its capital city, managed by a “National Board”. The pope had to be the President of the Confederation, but the Board would take the decisions for all the States, including with regard to the war for national independence, so in the name and on behalf of the pope as head of the Papal State. With this project, which, even if it fell for various reasons, remained the most realistic prospect to achieve national unity proposed at that time, Rosmini intended to preserve radically transforming the temporal power of popes, radically transformed and made suitable for the political Italian unifi cation.

NOTE E DOCUMENTI

Chiesa cattolica e modernità
di Roberto Morozzo della Rocca pagine: 9 € 6,00
RECENSIONI
pagine: 52 € 6,00
Abstract
Hagiographies. Histoire internationale de la littérature hagiographique latine et vernaculaire en Occident des origines à 1550, sous la direction de G. Philippart, vol. V (P. Gatti) p. 573. – Le trésor au Moyen Âge. Discours, pratiques et objets, études réunies par L. Burkart - P. Cordez - P. Alain - Y. Potin (P. Silanos) p. 575. – RICABIM. Repertorio di Inventari e Cataloghi di Biblioteche Medievali dal secolo VI al 1520. Repertory of Inventories and Catalogues of Medieval Libraires from the VIth Century to 1520. I. Italia. Toscana, a cura di E. Somigli - G. Fiesoli (L. Mantelli) p. 581. – Les rouleaux des morts, a cura di J. Dufour (K. Toomaspoeg) p. 583. – M. Sensi, «Mulieres in Ecclesia». Storie di monache e bizzoche (G. Casagrande) p. 585. – I Cristiani e il favoloso Egitto. Una relazione dall’Oriente e la storia di Damietta di Oliviero da Colonia, a cura di G. Andenna - B. Bombi (K. Toomaspoeg) p. 590. – F. Guilloux, Saint François d’Assise et l’ange musicien. Thème et variations iconographiques dans les collections du Museo Francescano de Rome (C. Pasqualetti) p. 593. – V. Brancone, Il tesoro dei cardinali del Duecento. Inventari di libri e beni mobili, e V. Brancone, Le domus dei cardinali nella Roma del Duecento. Gioielli, mobili, libri (P. Silanos) p. 596 –. Le pergamene angioine della Mater Ecclesia Capuana (1270-1273), II, a cura di G. Bova (K. Toomaspoeg) p. 603. – R. Magistri, Patti. Chiese scomparse e chiese rurali (K. Toomaspoeg) p. 606. – L. Felici, Profezie di Riforma e idee di concordia religiosa. Visioni e speranze dell’esule piemontese Leonardo Sartori (J. Giusti) p. 608. – R. Cuvato, “La Parola fa la strada a Christo”. Le prediche inedite di Avvento di Mattia Bellintani da Salò (M. T. Girardi) p. 610. – A. Albuzzi, «Per compire l’apparato che suole farsi ogn’anno nel Duomo di Milano». I più tardi teleri sulla vita di san Carlo: dal progetto alla realizzazione (G. Archetti) p. 614. – Il modernismo in Italia e in Germania nel contesto europeo, a cura di M. Nicoletti - O. Weiss (D. Veneruso) p. 618. – S. Termanini, Chiesa e Impresa a Genova dal dopoguerra ai giorni nostri (G. B. Varnier) p. 622.
BIBLIOGRAFIA
pagine: 103 € 6,00
Abstract
Abbreviazioni e sigle p. 625 - Storia generale p. 627 - Storia locale p. 649. Indice degli autori degli scritti registrati nella bibliografi a p. 717.
Libri ricevuti
pagine: 5 Scarica
Indice generale dell’annata
pagine: 4 Scarica

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